Devo ringraziare Daniele Tarozzi  per aver generato il mio incontro con la disciplina yoga e con un prezioso gruppo di amici praticanti, o inizialmente solo curiosi come me.

Quella giornata di approccio al Vinyasa Yoga (percorso guidato dall'insegnante in base alle caratteristiche dei partecipanti alla sessione) mi ha messo grande fame di capire cosa ci fosse dietro questa successione fluida di posizioni e controposizioni, tesa a restituire al corpo l'elasticità primaria.

 

Yoga è un termine sanscrito, la prima vera lingua parlata su questo pianeta, lingua ufficiale indiana fino al 1100 d.C..

La Nasa, nel lontano 1985, dichiarò il sanscrito l’unica lingua non ambigua e adatta all’uso dell’informatica; un linguaggio naturale che poteva servire anche come linguaggio artificiale. Avevamo già un’altissima tecnologia su questo pianeta senza saperlo…

Il sanscrito tocca le corde più rarefatte dei nostri atomi, li stimola, fino a scuoterli al suono di antiche musiche. Si narra che il sanscrito abbia origine dalle vibrazioni dell’universo. Le parole sanscrite, nelle loro vocali e consonanti, costituiscono il suono della materia vitale. I Rishi, gli antichi scienziati spirituali, potevano percepire questi suoni (bija), riconoscerne la qualità e fondersi con essi.

Canto sanscrito: Puja, Mantra. Vibrazione è suono, onde e colore. Questa lingua tocca le vibrazioni più intime di ogni oggetto, rivelandone le qualità. Il sanscrito e la sua matematica divina hanno una intima sacralità, che si esprime in architetture verbali radiose. Ci vuole disponibilità alla comprensione per adeguare le nostre menti alla sorgente intuitiva che sgorga dalla ricerca della verità.

Yoga vuol dire dunque "giogo", "unione" di Atman ( il sè individuale) con il vero sè nell'Assoluto/Brahman (Sè universale): l'obiettivo descritto nelle Upanishad, uno dei Veda (testi sacri della tradizione indù), il raggiungimento del Nirvana. Questa Unione è fuoco che contemporaneamente brucia la gabbia del peccato, come è scritto nel Kurma Purana, e purifica la conoscenza. Kurma Purana  insegna che lo Yoga si divide in Abhava (azzeramento del sè, annientamento delle sue qualità) e Mahayoga (sè beato in unione con Brahman).

 

Le quattro vie dello Yoga

Ogni uomo è unico ed ha un unico carattere ed uniche potenzialità. Pertanto la via dello yoga non può essere la stessa per tutti. Distinguiamo quattro macrogruppi di predisposizioni caratteriali e le relative quattro vie ad esse congeniali:

Esseri RAZIONALI ---> Via della Conoscenza: Jnana Yoga

Esseri MEDITATIVI ---> Via della Conoscenza di sè: Raja Yoga

Esseri ATTIVI ---> Via dell'Altruismo: Karma Yoga

Esseri EMOTIVI---> Via della Devozione: Bhakti Yoga

 

Jnana Yoga

E' la tecnica usata dai Vedanti (studiosi dei Veda) per restare indifferenti all'assalto dei pensieri o emozioni inutili. risponde alla formula del Sadhana Vedantico " Chi sono io?": in pratica, identificandosi con lo Spirito Onnipotente, l'Atman (o Shuddha Sarchidananda), si diventa inattaccabili (Nirlipta), testimoni imperturbabili delle emozioni (Sakshi). L'Ego scompare e rimane Atman, l'Esente senza nome e forma (senza limitazione)

Raja Yoga

La sovraccoscienza Samadhi, unione con Atman Brahma, si innesta attivamente su pratiche fisiche controllate, le Asana movimenti , Pranayama respiro, Mudra gesti, Bandha blocchi. La pratica fisica delle Asana prende le distanze da Hatha Yoga ove il rafforzamento fisico ha come unico scopo la salute corporale (tipico degli animali). Il corpo è il migliore strumento che abbiamo, uno strumento in continuo mutamento: la salute, l'eliminazione delle impurità dai canali respiratori (tecnica del pollice) serve a depurare le vie nervose, facendo da precursore indispensabile al potenziamento delle capacità di attenzione, controllo e concentrazione della mente, onde entrare in contatto con i nostri stati interiori. Ogni esercizio smuove energie nel corpo e si abbina alla respirazione, la quale è la più evidente manifestazione delle energie vitali. La respirazione consente di contattare delicatamente e gradualmente le forze sottili (nervose) che percorrono il nostro organismo e quindi anche la mente, consentendoci di controllarla. Raja Yoga richiede volontà iniziale per respingere i pensieri dannosi, raggiungere lo stato di assenza totale di pensieri, riprendere il controllo della Swaroopa (Natura) una volta sperimentata la maggiore sensibilità verso essa per poi lasciare che l'Assoluto possa rivelarsi nel palmo della propria mano. E' codificato nelle Yogasutra di Patanjali e nella scuole di filosofia Sankhya (ogni reazione parte da Purusha, Anima, che ha ricevuto input dalla mente, fatta della stessa materia sottile Tanmantras, in conseguenza delle percezioni esterne ricevute tramite gli organi sensoriali)

Karma Yoga

Il Karma Yoga inizialmente era incentrato sul dharma (dovere): le buone azioni venivano compiute per generare buone conseguenze (karma) in questa o altre vite. Ciò viene superato da Krishna come descritto nel Bhagavad-Gita, e combinato con Jnana Yoga. Sottraendo le azioni a interessi o gratificazioni e invece comprendendo che esse devono essere compiute per conto dell'Assoluto, ci si libera dal sè perdendo l'attaccamento.

Bhakti Yoga

Compiendo le azioni nel nome di Krishna e con devozione ed amore verso lui, si raggiunge la liberazione dal karma (conseguenza delle azioni). L'Io non può essere distrutto: è una lotta inutile perchè affiorerà continuamente. L'unico modo di perdere il senso dell'Io vittoriosamente, liberandosi e raggiungendo la vera conoscenza, è porlo al servizio di Krishna.

 

Raja Yoga: le 8 fasi

Il RajaYoga è la scienza che cerca di controllare le manifestazioni del Prana con gli strumenti della mente. Le sue fasi sono:

1. Yama : veracità, liberazione da ogni eccesso, assenza di pratica del male (Ahimsa, la massima delle virtù che comporta la massima felicità) in pensiero parole ed azioni, rifiuto del possesso (Asteya e Aparigraha), clemenza estesa a tutto l'universo.

2. Niyama : pulizia, contentezza (Santosha) e speranza, ascesi (Brahmacharya), austerità (Tapas) e purezza (Shaucha), studio (Svadhyaya), fede nel divino e in sè stessi. Senza queste due premesse non possiamo procedere. Per praticare con profitto, scegliamo momenti di calma della giornata, un ambiente sereno. Si inizia con una preghiera che propizi il bene universale orientandoci verso tutte le direzioni, e poi verso Dio chiedendogli la conoscenza e la sapienza.

3. Asana: postura meditativa liberatoria delle tensioni fisiche sul canale della colonna vertebrale, finalizzazione delle vibrazioni corporee. Il corpo sano, libero da debolezze, ci condurrà verso la liberazione, attraverso l'oceando dell'esistenza.

4. Pranayama: conoscenza e controllo (Ayama) dell'energia vitale (Prana)

5. Pratyahara: controllo degli organi di senso (Indriyas) non catturati dai fenomeni esteriori.

6. Dharana: concentrazione

7. Dhyana: meditazione

8. Samadhi: unione di Atman con Brahma, sovraccoscienza. Dharana, Dhyana e Samadhi insieme costituiscono Samyama.

 

Prana e Akasha

Dio, l'universo, la natura, noi stessi che di essa facciamo parte, tutto è pervaso da un'unica sostanza continua: l' Akasha, estrinsecata in aria, liquido, solido, terra. Le forme di tutto ciò che esperiamo con i sensi sono vortici, in continua modificazione, dello stesso comune immenso oceano di materia che una volta è animale, una volta legno o minerale, una volta copo umano. La materia si compone e si disgrega continuamente, così come la mente che è fatta di materia eterea. Il Prana è l'insieme delle forze ed energie (come il movimento ed magnetismo ad esempio) che animano Akasha modificando. E' la somma delle energie visibili che sono nell'universo. Conoscendo Prana, possiamo controllarlo per modificare l'evoluzione della materia partendo dalla nostra mente. Il pensiero inconscio e conscio e le idee sono le più sottili vibrazioni del Prana, così come l'istinto, che è pensiero inconsapevole. I moti nervosi di uomini ed animali sono Prana. Le energie si propagano. Pertanto, chi è buono e sano potrà trasmettere amore e salute a distanza, perchè la massa della materia è continua ed è possibile risvegliare il Prana potenziale. E' possibile percepire con i sensi quegli esseri che hanno il nostro stesso stato di vibrazione, mentre non percepiamo quelli con stato di vibrazione più alto o più basso. Lo Yoga ci permette di spostare il nostro ritmo di vibrazione, consentendoci di vedere piani di vibrazione caratterizzati da ritmi differenti. Quando saliamo ad un ritmo più alto, siamo in Samadhi, il cui livello maggiore ci fa riconoscere la matrice stessa di cui è composto l'intero universo. Il Prana non bilanciato, cioè presente lì dove non è utile e carente dove occorrerebbe, può essere riequilibrato con i metodi di controllo ed incanalato dove è utile. E' possibile accelerare il tempo evolutivo intensificando l'azione, raggiungere la conoscenza più rapidamente ponendosi come obiettivo fisso la perfezione come hanno fatto i grandi Profeti: questo è il potere di concentrazione insegnato dal RajaYoga.

Fase 1°: Corpo-anima-spirito, in sintonia con il Creato

Io e Daniele avevamo già inserito la pratica della cinghia yoga come attività distensiva serale . La cinghia yoga aiuta ad estendere la schiena e la muscolatura relativa alle anche ed ai glutei, e quindi regala grandi benefici a chi soffre di dolori alla schiena che altrimenti sarebbero attenuabili solo con l'assunzione di antidolorifici o antinfiammatori. 

 

Ho cercato avidamente su Youtube , su libri , siti Web, in attesa di ricevere indicazioni del manuale formativo di riferimento: Asana Pranayama Mudra Bandha, la raccolta degli insegnamenti di Swami Satyananda Saraswati durante i nove mesi di corso per insegnanti Yoga da lui tenuto nel 1969 alla Bihar School of Yoga a Munger. Molti dei concetti qui espressi sono frutto delle mie elaborazioni su questo testo che studio quotidianamente.

Asana = posizioni di preparazione alla posizione di meditazione

Pranayama = respirazione

Mudra= atteggiamenti o gesti

Bandha = controllo dei flussi energetici.

 

Tutte le mattine pratico Surya Namaskara, il Saluto al Sole, facendolo precedere da alcuni asana di centratura, torsione e riscaldamento. Successivamente, eseguo alcuni asana del gruppo dei Vajrasana. Al Saluto al Sole, faccio seguire altri asana di flessione di spalle schiena utili anche ad alleviare i dolori alla cervicale, e termino in Shavasana, il rilassamento finale. Riconosco che questa campana energetica, che incrementa la sua intensità raggiungendo il culmine nei dodici Pranamasana o Samasthiti  (in ognuno dei quali elevo amoroso atto di ringraziamento al Pater Creator per il dono del Verbum, l'Uomo divino Gesù Cristo) e nei dodici seguenti Hasta Utthanasana (in cui invoco la Luce del Sanctus Spiritus affinchè renda limpida la mia mente), mi sta regalando gradualmente il miglioramento della concentrazione e della elasticità fisica, oltre ad essere un momento intenso di lode e contemplazione della Rivelazione ricevuta nella mia infanzia.

 

A proposito, una curiosità: la Trinità, con alcune differenze, trova riscontro nella Trimurti induista. Ooooooommmmmmmmm...😀Ameeeennnnnnnnn.

 

Tornando allo yoga: ognuno di noi ha dei limiti fisici specifici da superare. Gli asana rivelano a ciascuno i propri, mettendoci di fronte alla nostra forza di volontà nel superare questi limiti, in equilibrio (rispetto ed amore, mai violenza) con la nostra natura. Io, ad esempio, devo lavorare sulle articolazioni delle braccia e delle gambe; prima di Surya Namaskasara, procedo allora con vari Pawanmuktasana (asana antireumatici) , che hanno lo scopo di portarmi ad eseguire correttamente gli asana Go Mukha (faccia della mucca) e ArdhaPurna Titali (mezza farfalla e farfalla completa).

Il Saluto al Sole, Surya Namaskara

Fase 2: consapevolezza nel movimento

Ascoltiamo di più il nostro corpo.

Per ciascun Asana, avvertiremo un maggior flusso di energia in specifiche parti del corpo. In sanscrito, la lingua degli yogi, questi fulcri o vortici energetici si chiamano chakra.  Ad esempio, se ascolto il mio corpo, mentre pratico Pranamasana ( vedi la sovrastante rappresentazione del Saluto al Sole con la visualizzazione dei chakra) sento che è maggiormente coinvolto anahata, il chakra del cuore. In Hasta Utthanasana invece è coinvolto maggiormente vishuddi, polmoni e gola. La percezione di questo circuito  energetico - due onde in controfase che partono da Muladhara, la fonte di Kundalini (energia vitale da risvegliare) e si intersecano nei chakra - appartiene già a civiltà antichissime, come la egizia e la babilonese. Essa trova riscontro anche nel caduceo di Mercurio, simbolo dell'armonico bilanciamento tra forze opposte (due serpenti contrapposti, in sanscrito ida e pingala, luna e sole, femminile e maschile, esattamente come con il serpente da risvegliare è rappresentata Kundalini). Come si vede dall'immagine sottostante, questo bilanciamento che fiorisce nell'intelletto corrispomde po nel caduceo alle ali di Mercurio.

Sul lato prettamente fisico, la consapevolezza sta consistendo in una verifica personale di quanto la cultura induista ha trasmesso nei secoli, nei millenni potremo dire, dato che è il pensiero più remoto dell'uomo. Un piccolo esempio: al risveglio, io ho un flusso d'aria maggiore nella narice sinistra (lato da cui arriva idalavoro mentale ). Mentre pratico yoga, constato che aumenta il flusso d'aria alla narice destra (da dove arriva pingala, lavoro fisico) e che i due flussi d'aria si bilanciano

E' intuitiva la comprensione dei percorsi di interiorizzazione (ascendente) e comunicazione (discendente).

 

Quando l'insegnante yoga che mi segue mi ha conosciuto, mi ha trovato con le spalle alte e chiuse, come i pugili che si devono difendere dalla pioggia degli attacchi provenienti dall'esterno. Lo yoga invita a tenere le spalle basse e le scapole ravvicinate all'indietro in atteggiamento di apertura verso l'esterno.

Allo stesso modo, quando inizi la pratica degli asana, capiterà che terrai gli occhi chiusi perchè sceglierai di concentrarti sulla interiorizzazione. Successivamente vorrai aprire gli occhi: sei partecipe dell'energia cosmica, in comunione con lo Spirito Universale, lo richiami e lo accogli.

 

Non devi avere fretta di eseguire subito a perfezione gli asana: spesso occorrono mesi per farlo. Il compimento di un asana richiede pazienza ed accettazione, calma, tolleranza ed amore verso di sè, sicuri che con l'impegno costante domani otterremo un risultato sempre un po' superiore a quello di oggi. Richiede il bilanciamento dei lati destro e sinistro del corpo, la centratura, la conquista dell'equilibrio, la consapevolezza di ogni piccola parte del nostro corpo.

Comprendo che ogni cosa ha bisogno del suo tempo per maturare, naturalmente.

 

Ho solo iniziato questo cammino. Sicuramente tanto ho frainteso 🙃 e chiedo perdono ai lettori esperti e prego di correggermi ove possibile magari mandandomi messaggi. "Chi non fa non sbaglia" -dice tuttavia qualcuno- per cui ho fiducia nel fatto che, pur percorrendo una strada piena di errori, imparerò qualcosa in più ogni giorno 😀.

 

Tiro le somme: aumentando la nostra confidenza con questi fulcri durante la pratica Yoga, in un percorso fisico-psichico di conoscenza su ogni parte del corpo a cui fanno riferimento tra tante anche la medicina cinese e le tecniche di agopuntura, trarremo il particolare beneficio della consapevolezza della unione inscindibile tra corpo, anima e spirito.

 

Il nostro corpo è un canale di Energia, la stessa che permea l'Universo.

Il nostro benessere è proporzionale a quanto riusciamo ad entrare in sintonia con la frequenza dell'Energia dell'Universo (elaborazione di EM sulle lezioni del corso TOP DI FORMA ENERGIA VITALITA' di Daniele Tarozzi).

 

Il risveglio di Kundalini: le correnti del Prana

Nel canale del midollo spinale, Sushumna, all'interno della colonna vertebrale, scorrono avvolte a 8 due correnti nervose, Ida e Pingala, alla cui base Muladhara -rappresentata in forma triangolare- c'è l'energia immagazzinata Kundalini come un serpente dormiente. Ida e Pingala hanno vibrazioni di carattere opposto, afferente ed efferente. Si capisce perchè è importante avere la colonna eretta, il canale libero con meno impedimenti possibile. Il canale Sushumna è chiuso alla sua base: lo Yogi si impegna per dischiuderlo e risvegliare Kundalini, sprigionando la sua energia facendolo risalire toccando tutti i chakra, fino ad arrivare all'apice Sahasrara e raggiungere la percezione del Sè, la sovraccoscienza, Samadhi. Le correnti nervose vengono polarizzate tutte nella stessa direzione con il controllo del ritmo della respirazione. I movimenti corporei vengono controllati dal respiro. Tramite il moto omogeneo della respirazione, il corpo diventa un accumulatore della forza di volontà esercitata dalla mente. Il corpo cambia praticando yoga. Così si passa dal piano della percezione ordinaria trasmessa dallo spazio fisico ai centri afferenti, Mahakasha, a quello della visualizzazione dei pensieri, Chittakasha, a quello della percezione sganciata dalla forma , Chidakasha.

 

Immagine tratta da http://www.kundaliniyogaindonesia.com. Ringraziamenti.

Fase 3° : Il Prana- rieduchiamoci ad una corretta respirazione

Il respiro è Energia, Forza Vitale, come dice la stessa parola Prana. Con il Pranayama impariamo ad attivare, estendere le potenzialità del respiro ed i suoi benefici per la nostra vitalità.

La respirazione alimenta al corpo ossigeno e produce energia per le contrazioni muscolari, secrezione delle ghiandole e processi cerebrali. La respirazione calma e ritmica induce rilassamento e ristabilisce i tempi naturali di corpo e mente. Il respiro è anche intimamente legato alle emozioni: una respirazione lenta mantiene il cuore più forte. 

Respiriamo 15 volte al minuto, circa 21600 volte al giorno; pensiamo dunque a quanto una respirazione "superficiale" o scorretta ci privi di una migliore salute ed a quanto sia importante reimpostare l'abitudine alla respirazione in modo corretto, rieducando i muscoli della cavità polmonare partendo sempre dalla consapevolezza di un processo che viene generalmente ignorato.

 

Sdraiandoci, rilassati, respiriamo con il naso, sentendo l'aria entrare fresca ed uscire calda dalle narici. Seguiamo l'aria nel percorso attraversare la gola, nella regione toracica, nella trachea e nei polmoni. Avvertiamo i polmoni espandersi e rilassarsi.

Constatiamo che l'addome si solleva e si abbassa quando respiriamo.

Così abbiamo praticato la respirazione naturale.

 

Possiamo ridurre l'azione della gabbia toracica per enfatizzare l'azione del diaframma praticando appunto la respirazione diaframmatica. Qui, mentre espelliamo l'aria espirando dalla bocca constatiamo la contrazione dell'addome ed il sollevamento del diaframma; inspirando con il naso abbassiamo il diaframma, e verifichiamo che si gonfia la pancia come se l'aria entrasse attraverso l'ombelico.  Smuovere il diaframma migliora la circolazione linfatica e massaggia stomaco, fegato ed intestino.

Mentre inspiriamo ed espiriamo, riempiamo bene i polmoni e svuotiamoli completamente con calma, , distendendo i nervi. Lavoriamo a narici alterne: facciamo penetrare l'aria (Puraka) inspirando da una narice lungo Ida, trattenendo l'aria (Kumbhaka) per qualche secondo in modo da colpire la base di Sushumna fino a Kundalini, e risalire uscendo (Rechaka) dalla narice opposta. Posso immaginare, mentre inspiro, di risucchiare verso il basso i petali del fiore del loto di Sahashrara e invece, quando espiro, di sospingerli nuovamente verso l'alto. Si può accompagnare la respirazione con l'OM o con la vibrazione della campane tibetane. Il carisma della persona, la forza attrattiva, il magnetismo è Ojas. Tutte le energie umane adeguatamente focalizzate possono diventare Ojas, a partire da quella sessuale appunto racchiusa in Muladhara: questo è il motivo per cui essa non deve essere dispersa con comportamenti dissoluti, mentre allo yogi è necessaria la continenza.

La liberazione della mente dalla soggezione dei sensi deve essere autonoma e volontaria, mai praticata da altri (come avviene invece nel caso dell'ipnosi sulle menti fragili: stato passivo e morboso di dipendenza dai santoni) o sotto forma di autosuggestione, riflessa nella negazione o nell'ignorare le sensazioni, pratica che non ha effetti stabili nel tempo ed ha conseguenze disastrose quali l'apatia. Liberare la mente vuol dire esprimere il vero carattere umano, non essere più macchine, iperattive, turbolente e confusionarie, in preda alle emotività involontarie scatenate dai sensi (Vritti), come la follia o la tristezza, la presunzione ed il desiderio, o l'invidia.

Si inizia questa pratica sedendosi comodamente e lasciando fluire indisturbati tutti i pensieri nella mente: finchè non conosceremo come si comporta la nostra mente, non potremo controllarla.

-Poi, gradualmente, aspettando, i pensieri che distraggono diverranno sempre meno, come se si stancassero di essere osservati: il risultato di questa operazione è il Pratyahara.

- Educata la mente a sovrastare il sopruso dei pensieri causati dalle sensazioni svuotandosi gradualmente, il passo successivo è concentrarsi su un punto particolare, una ed ogni singola parte del corpo, confinando in essa la Chitta, la sostanza mentale dentro cui risiede l'Anima intelligente (Purusha): questo è Dharana. Ad esempio è utile visualizzare il loto pieno di luce nel cervello, o i chakra luminosi. Shabda= suono= esterno.

- Gradualmente si impara a rigettare pensieri distraenti, e concentrandosi sulle singole parti del corpo sentiremo accentuarsi le percezioni legate ad oguna di esse. Ad esempio, concentrandomi sulla punta del naso sentirò accentuarsi gli odori. Concentrandomi sulla lingua, sentirò accentuarsi il gusto. Il controllo della mente (Manas) non può essere praticato nella stanchezza; quindi un uomo esasperato dal lavoro non può diventare Yogin. Nè può essere praticato senza regole alimentari, o lasciando incompiute le opere intraprese. La consapevolezza può superare lo stato del conscio e arrivare anche quello che avviene inconsciamente dentro il nostro corpo, come i riflessi, la digestione, il battito del cuore, e questo è Dhyana: la meditazione che abbandona le suggestioni esterne, forme fittizie, sensazioni permanenti, per concentrarsi sul significato delle percezioni interne. Artha= significato=interno.

- Quando poi raggiungiamo uno stadio di la consapevolezza va oltre ciò che è razionale; quando ci diamo risposte che esulano dalla logica terrena, dalla razionalità, che invece attengono ad una conoscenza che va oltre la ragione; quando perveniamo ad una Sapienza ispirata che trascende l'egoismo umano, siamo in Samadhi. Jnana = conoscenza di tutte le vibrazioni che causano le sensazioni e quindi loro controllo.

 

foto di Alessandro Nutini

Patanjali

La Chitta si trova in uno dei tre stadi:

- Tamas, caratteristico degli animali e degli uomini primitivi;

- Raja, indole dell'uomo non libero dalle dipendenze, che ha per obiettivi il potere ed il piacere;

- Sattwa, angelica, calma serena e  lucida perchè non offuscata dalla vorticosità dei Vritti che da essa vengono controllati.

Sattwa Chitta è intelletto sapiente, Tamas Chitta e Raja Chitta sono condizioni di iperattività dispersiva della sostanza mentale soggetta ai Vritti, caratteristiche dei demoni. Sattwa Chitta è propria dei Deva, respinge e non ne è scalfita dai Vritti. Non prova dolore o sofferenza perchè le maldicenze non la modificano, nessun Vritti increspa la calma del lago fino ad impedire la chiara visione dell'essenza vera delle cose. La percezione diretta del mondo esterno è Pratyaksha, la Percezione indiretta o intuizione di esso è Anumana, la visione della realtà non apparente ma derivante dalla vera cononscenza, la conoscenza yogica, è Aptavakya. Segni di mente yogica e salda sono la generosità altruista incondizionata , il discernimento e l'assenza di giudizio e pregiudizio. Potremo usare questa metafora. Le forme esterne sono sassi che imprimono onde, generano reazioni, Vritti (come il giudizio, Vikalpa) sul lago (Chitta, che prende appunto la forma del Vritti) impedendo a chi sta sul fondo del lago di vedere ciò che è in suprficie la realtà delle cose. Pensiamo a quando un uomo si dimostra malvagio nei nostri confronti; se istantaneamente reagiamo con malvagità ad azioni di cattiveria, non siamo capaci di tenere a bada il Chitta. Questa forza fuoriesce dall'intimo del lago increspandone la superficie, disperdendosi con onde che vanno contro l'oggetto e togliendo moltissima energia alla mente. Se riusciamo a controllare le reazioni, questa energia non dispersa andrà a nostro favore convertendosi in poteri più elevati. L'abitudine e la memoria sono impronte residue (Samskaras) dei Vritta, che diventano purtroppo la seconda natura della persona, la sua personalità. Per cambiare personalità dobbiamo mutare le consuetudini, praticare il distacco dai Vritti e dalle qualità, cioè il Vairagya. Avviare invece ripetizioni buone come i mantra, OM. Anche le parole sono simboli che richiamano pensieri. Quindi, parole buone richiamano buoni pensieri. Parole buone ripetute tengono compagnia alla mente e la fanno viaggiare al sicuro come una nave nell'oceano della Vita. La massa grigia della mente viene scavata dalle esperienze che creano in essa dei canali, e la memoria consiste appunto nel ripercorrere quei canali. Nuove idee sono nuovi canali scavati dal Prana nel cervello Ci sono vari livelli di meditazione. In Savitarka, mi fisso su un oggetto, poi sul suo elemento chiedendo (Vitarka=domanda) la conoscenza della vera natura di quell'oggetto per acquisirne i poteri. Posso anche fissare la mente sugli elementi con discernimento (Savichara) nel tempo e spazio o fuori da tempo e spazio (Nirvichara). Quando la meditazione è interna ed ha per oggetto lo stesso organo pensante, la coscienza, siamo in Samadhi Sananda, la beatitudine inattiva e sapiente Sasmita Samadhi è meditazione priva della percezione anche del corpo grosso. La fusione con il Creato è Prakritilayas; la liberazione da tutto è Asamprajnata Samadhi, il Samadhi senza semi, cioè senza possibilità di ricaduta a causa delle tendenze sbagliate.

Fase 4°: OM, i Mantra

Per l'approfondimento di questo tema rimando alla Sezione  MUSICA - Nada Yoga curata con competenza ed amore dall'amico Paolo Morini.