La Paura

La PAURA è un animale notturno che si rintana vicino al cuore opprimendolo, non facendolo respirare. Vive con i bambini ma anche con gli adulti, nutrendosi delle delusioni. La PAURA ha gioco facile nelle situazioni di stanchezza che le insoddisfazioni comportano. Questa stasi diventa un vizio, la pigrizia, che non ci fa vivere il presente perché ci blocca, toglie la spinta a ripianificare il futuro con la positività necessaria per ottenere quello che desideriamo, nel lavoro, per noi stessi.

Ma la PAURA scappa via quando viene scoperta, stanata. Per farla fuggire, bisogna essere onesti con sé stessi, uscire dalla culla a volte anche comoda della sfiducia in sè e negli eventi, ed interpretare le delusioni come tappe del singolare cammino di ciascuno. Facciamo sciogliere la PAURA come neve al Sole della propositività, perché l’obiettivo da non perdere mai di vista sia la nostra realizzazione personale.

 

Foto di Nicola Romolo Bellanova

La scarsa autonomia genera ansia

Per ciascuno di noi è non solo utile ma indispensabile relazionarsi con gli altri, perché siamo animali sociali, abbiamo bisogno di affetto, ma anche perchè nella diversità ognuno trova nell'altro le risorse per evolversi. Accade però anche che la pigra dipendenza dai servizi somministrati dalla società, a lungo andare, generi insicurezza sulla propria indipendenza, scarsa autoefficacia, o addirittura ansia e paure. Cito alcune forme subdole di "dittature sulla persona" (come la definiscono gli psicologi):

- I mass media, che possono manipolare le informazioni per amplificare timori e creare quindi allarmismi

- la moda, quando chiede di adeguarsi per far parte dello status sociale desiderato

- le abitudini controllanti delle persone con cui ci relazioniamo, conseguenze delle loro paure.

Alexander Lowen, psicoterapeuta e psichiatra statunitense vissuto nel secolo scorso, sostiene che Il no come espressione di autoaffermazione trae la sua forza dalla conoscenza del sé. Per essere effettivamente in grado di dire di no , l’individuo deve sapere chi è e che cosa vuole: c’è un rapporto complementare tra non accettare un situazione di comodo, la capacità di dire di no e la consapevolezza di ciò che si vuole. Questa autoconsapevolezza può gradualmente venire assopita dai condizionamenti esterni che pensano al posto nostro, rendendoci prigionieri dei timori che li caratterizzano. Ciò genera precarietà, ansia, dipendenza da sicurezze esterne che poi non fa altro che confermare la pericolosità della vita. Eppure la vita fatta unicamente di soluzioni comode è una vita di continua fuga dall'esistenza stessa. Per uscire da questo circolo vizioso, dobbiamo riflettere sul senso di ciò che facciamo: scopriremo allora che non ci sono ricette pronte per risolvere le situazioni davanti alle quali fuggiamo. Per affermare il proprio essere, bisogna mettersi in gioco e puntare su sè stessi.